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LA NATUROPATIA

La naturopatia è un insieme di pratiche di medicina alternativa, che utilizza prodotti naturali e non utilizza rimedi chimici di sintesi.
Le leggi fondamentali in naturopatia sono poche ma ben chiare:

 

Primum non nocere: prima di tutto non far del male alle persone in nessun modo, ma fornire il sostegno più efficace con il minimo rischio.

Vis medicatrix naturae: promuovere l’auto-guarigione dell’organismo stimolando la forza vitale naturale.

Tolle causam: rimuovere le cause della malattia, piuttosto che sopprimerne i sintomi.

È importante rispettare le leggi che regolano il nostro corpo.
Essere attenti alla singola persona e non solo alla sua malattia
al riequilibrio energetico.
Ad una alimentazione equilibrata e naturale.
E a favorire la disintossicazione dell’organismo da tossine fisiche ed emotive.

Questo è quello che un naturopata dovrebbe fare e inoltre la persona che gli si rivolge dovrebbe essere consapevole della scelta salutare che sta per intraprendere e non fermarsi alla risoluzione del sintomo anche perché il nostro corpo ci manda dei messaggi importanti attraverso i sintomi e sopprimerli senza lavorare sulla causa spesso è una soluzione che comporta in seguito altri sintomi, altre malattie.
Per esempio perché e a cosa serve la febbre?
La febbre è un aumento della temperatura corporea, non è una malattia, ma un sintomo e prima di abbassarla è necessario comprendere perché c’è la febbre. Il nostro corpo ha una reazione ad una infezione, virus o quant’altro e per bruciare le tossine dannose alza la temperatura. In caso di presenza di febbre è importante capirne la causa prima di allarmarsi ed evitare di intervenire quando la temperatura non genera preoccupazione.
Un altro aspetto interessante è lo studio su ogni persona delle caratteristiche fisiche in rapporto all’umore e questo aspetto aiuta molto a comprendere quante interazioni ci sono fra la nostra mente, il nostro corpo e il nostro fisico.

Le emozioni sono una normale reazione del nostro essere agli eventi esterni entro i limiti normali, le emozioni non causano alcuna malattia o debolezza nel corpo. Ma quando le emozioni diventano incontrollabili allora possono provocare effetti anche agli organi interni. Si trova questa spiegazione anche in comuni modi di dire come nel caso di una persona particolarmente irosa la si definisce “fegatosa” o nel caso di un evento che non accettiamo si dice che quella cosa o persona “ci è rimasta nello stomaco”.

Questa per oggi è una premessa su cosa è la naturopatia, certo non è tutto qui, ma sono le basi e se vi piace l’articolo, se volete chiedere qualcosa o dare dei suggerimenti che potrei trattare, vi ringrazio fin d’ora.

 

D.ssa Margherita Buggero

 

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Colazione da re, pranzo da principe, cena da povero.

Il punto di partenza per costruire un’alimentazione adatta alle nostre esigenze è il primo pasto della giornata: la colazione.

E’ abitudine diffusa bere un caffè al volo, al massimo con qualche biscotto, senza neanche sedersi a tavola. Come potremo pretendere ottime prestazioni da una macchina che viaggia in riserva? Partiamo dall’inizio.

 

Al risveglio l’organismo ha accumulato 10-12 ore di digiuno, durante le quali ha continuato a “funzionare”, intaccando parzialmente le scorte di glicogeno, e si appresta ad affrontare una giornata lavorativa o di studio.

L’assetto ormonale del mattino spinge l’organismo ad un maggior consumo energetico, momento in cui vale la pena “approfittare” e mettere dentro un po’ più energia, anche in virtù dell’ottimale rapporto cortisolo/insulina che favorisce l’ossidazione dei grassi.

Una partenza ricca di energia e nutrienti modulerà, attraverso il senso di sazietà, la quantità di alimenti assunti nel resto della giornata, favorendo una miglior regolazione del peso corporeo.

Gli studi, infatti, ci dicono che facendo regolarmente un’adeguata colazione è più facile mantenere un peso sano ed ottenere dei benefici sul profilo lipidico e sulla sensibilità insulinica.

 

“Abbondante colazione” non significa però rimpinzarsi di biscotti: una colazione zuccherina infatti (succhi di frutta, biscotti, marmellate, nutella, nesquik, brioche, ecc… ) esaurisce rapidamente il suo effetto saziante per il rapido susseguirsi di innalzamento e calo della glicemia. La fame tornerà a farsi sentire nel giro di un paio d’ore.

 

È bene, quindi, ridurre la presenza di zuccheri e cereali raffinati, assumendo di regola frutta fresca (idratante e fonte di vitamine), preferendo cereali integrali, abbinando una fonte di proteine e una quota adeguata di grassi “buoni”.

 

Molti lamentano scarso appetito appena alzati, ma è solo questione di abitudine e metodo, provate così:

  1. terminate la giornata con una cena leggera (ad esempio un secondo con verdure): ciò permetterà all’organismo di manifestare più chiaramente il bisogno di nutrirsi al mattino;
  2. alzatevi per tempo, dedicandovi prima a tutte le altre necessità (lavarsi, vestirsi, ecc…) in modo da dare il tempo al corpo di “svegliarsi” e sedetevi a tavola per la colazione, anche l’atmosfera del pasto contribuirà a renderlo più facile;
  3. allenatevi gradualmente ad una colazione sempre più abbondante, che preveda differenti gruppi alimentari.

 

In linea generale, per rendere la colazione un pasto completo è necessario includere cibi provenienti da diversi gruppi alimentari:

> frutta fresca di stagione; possibilmente locale e mangiata con la buccia se edibile;

> cereali integrali: ottimo il pane di segale, per il suo basso indice glicemico, o fette biscottate integrali (ne esistono di ottime senza zucchero aggiunto, con olio di oliva invece che di semi) oppure fiocchi di avena (mai provato il porridge?);

> una fonte proteica a scelta: latte, yogurt o ricotta, bevanda o yogurt di soia, uovo alla coque, prosciutto DOP, salmone;

> grassi “buoni”: qualche pezzo di frutta secca, un cucchiaino di burro di cocco, qualche fetta di avocado, una spalmata di ghee.

 

Voi che colazione fate?

 

Dott.ssa Eva Da Ros Dietista

 

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Ortoressia: ossessione per il cibo sano

“Dottoressa sono stata molto male. Ho pensato che non avrei dovuto mangiare la ricotta industriale ma solo quella di caseificio. Ho iniziato a pensare alle conseguenze, a dirmi quanto sono stata sciocca e superficiale, ho considerato i conservanti ingeriti, le malattie…ho fatto la notte insonne”

Quello che avete appena letto è uno spaccato di una persona che soffre di Ortoressia. Coniato dal dottor Steven Bratman nel lontano 1997, l’Ortoressia si riferisce a un disturbo del comportamento alimentare. Secondo i dati del Ministero della Salute, oltre 3 milioni di persone in Italia ne soffrono e sembra che il numero sia in crescita. Quali sono i sintomi?

La persona ha dei pensieri ossessivi per mangiare cibo sano, inizia piano piano a eliminare dal proprio regime alimentare tutti i cibi considerati pericolosi può trascorrere la maggior parte della giornata pensando al cibo, seleziona quello che ha più benefici per la salute, senza considerare il gusto. Si sente in colpa se usa del cibo che non rientra nelle regole salutiste e fa il possibile per cercare di seguirle. Rinuncia volentieri a cene ed uscite e pianifica nel dettaglio la spesa e la dieta, elimina tutti i cibi che lontanamente potrebbero minare la salute, senza pero’ una fonte scientifica o autorevole ma a volte solo per sentito dire. Ha un’attenzione esagerata per il benessere della salute e un comportamento, come fare la spesa, diventa fonte di forte stress e ansia. Altri segnali possono essere l’eccessiva attenzione alla depurazione degli alimenti per paura di eventuali contaminazioni e l’ansia di nutrirsi di prodotti che non rientrano nella lista di quelli considerati ‘sani’, come ad esempio il junk food. Insomma, non si tratta di ‘semplice’ attenzione, ma di una fobia degli alimenti

Quando la persona soddisfa i propri criteri e regole allora si sente padrona di se’ stessa e capace di avere il controllo sulla propria vita.

Come potete immaginare, nel mondo attuale in cui viviamo nell’inquinamento, nella poca trasparenza delle sostanze contenute negli alimenti e dove l’attenzione per uno stile di vita salutare è in crescita, diventa difficile diagnosticare l’Ortoressia, poiché può essere scambiata per una scelta vita sana. Non tutte le persone che si prendono cura della propria alimentazione soffrono di Ortoressia.  Cio’ che fa la differenza è il tempo dedicato, quanto la scelta dei cibi sani condizioni la nostra quotidianità, il nostro umore, la nostra mente e i nostri comportamenti.  Per questo motivo bisogna prestare attenzione al tempo dedicato alla scelta del cibo. Facciamo un esempio: una persona che soffre di ortoressia non accettera’ un invito a cena cosi facilmente, studierà il posto, la qualità dei prodotti e rinuncerà se non lo riterra’ idoneo. Ricordo una paziente che mi disse: inizialmente ero agitata per la proposta di mangiare la pizza, poi sono riuscita a convincerli ad andare in quel locale dove so che l’impasto è fatto con farine locali, i prodotti usati a km 0…ecc”

Per affrontare e curare l’ortoressia si comincia riconoscendo e ammettendo la difficoltà, rivolgendosi poi a psicoterapeuti e dietisti, che potranno indicare l’iter più corretto da seguire per la gestione della disturbo.

 

Dott.ssa Veronica Gobbetto Psicologa e Psicoterapeuta

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Legumi per tutti i gusti (ed età)

E’ la stagione del raccolto per chi ha fatto l’orto, un tripudio di verdure colorate e legumi. Proprio di quest’ultimi vorrei parlarvi oggi. E lasciarvi qualche suggerimento di preparazione.

 

Doveroso iniziare con un semplice elenco dei legumi che possiamo reperire (nell’orto, al mercato del contadino o semplicemente in negozio), cercando di non confonderli con i cereali (capita che qualcuno pensi che l’orzo o il farro siano legumi): #fagioli, #ceci, #lenticchie, #piselli, #fave, #lupini, #cicerchie.

 

Ottimi amici della nostra salute, contengono fibre solubili (quindi utilissimi per il benessere intestinale e per controllare la colesterolemia), sono ricchi di proteine vegetali ed hanno un buon contenuto di ferro e zinco tanto per nominare i principali minerali presenti.

La biodisponibilità dei minerali è aumentata da #ammollo prolungato e #germogliazione, oltre che dall’evitamento di cibi ricchi di ossalati e fitati che ne inibirebbero l’assorbimento intestinale (tè, caffè, cioccolato, vino e alcune verdure).

 

Talvolta per i legumi manca la fantasia in cucina: un buon libro o sito di ricette vi possono venire in soccorso. Provate a fare un semplicissimo e veloce #hummus di ceci, sarà gradito da grandi e piccini. Oppure #polpette di lenticchie, #patè di cannellini, ceci #croccanti al forno…insomma una veloce googlata e non ci sono più scuse.

Si possono usare persino per fare i dolci! Ad esempio la torta di fagioli e cioccolato desta sempre curiosità e stupore, volete provarla? Ecco la ricetta (con tante variabili possibili):

230 g Fagioli lessati (azuki, borlotti)

2 uova

50 g zucchero Mascobado

30 g cacao amaro in polvere

2 cucchiai olio di cocco (ma anche burro o altro olio)

1/2 bustina cremor tartaro (o lievito x dolci)

Frullare tutto e infornare a 180°C x 30 minuti circa (prova stecchino).

 

È giusto sottolineare che i legumi fanno bene anche all’#ambiente: hanno un minor fabbisogno d’acqua rispetto ad altre fonti proteiche e fissano l’azoto nei terreni, migliorandone la fertilità, motivo della rotazione delle colture nei terreni.

In generale, dunque, cercate di consumare i legumi almeno 2 volte alla settimana, sostituendoli alle proteine animali, preferendo quelli freschi, surgelati o secchi.

 

Aspettiamo le foto delle vostre ricette nei commenti qui sotto ⤵

 

Dott.ssa Eva Da Ros Dietista

 

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Educazione alimentare versus Educazione emotiva

 

Parlare di alimentazione è sempre rischioso. Se ci pensate bene, la maggior parte delle persone ha una sua opinione, dispensa consigli e ci ritroviamo ad ascoltare e leggere questi contenuti ovunque. Al bar, dalla parrucchiera, nella bottega del paese, in palestra. A volte però succede che le persone si creino delle opinioni sulla base di informazioni parziali o non corrette. Chiariamo alcuni aspetti.

Da molti anni mi occupo di alimentazione, non sono una dietista, lascio alle mie colleghe il loro compito,  sono una terapeuta che si occupa della mente.

Cosa c’entra la mente con il cibo?

C’entra si, perché l’alimentazione è anche una questione di mente, non solo di corpo.

Il cibo non solo come sopravvivenza, come nutrizione, come gratificazione ma anche come oggetto di un’educazione mentale ed emotiva.

L’educazione è l’attività che si occupa dello sviluppo e della formazione di conoscenze e facolta’ mentali, sociali e comportamentali in un individuo. Si tratta quindi di apprendere, di imparare, in questo caso, ad avere un sano regime alimentare, un’attività sportiva ma anche quanto la mente può intervenire nell’apprendimento di determinati comportamenti. Facciamo un esempio.

Nel linguaggio comune parliamo di fame emotiva, problema condiviso dalla maggior parte della gente. Che cos’è? Lo sappiamo tutti. Emotional eating è presente quando la persona mangia, non per una reale sensazione di fame, ma per gestire l’emozione. Ma se la osserviamo più da vicino possiamo fare un’altra considerazione. Queste due semplici parole associate insieme, uniscono due grandi mondi, ambiti. L’educazione alimentare (fame) e l’educazione delle emozioni (emotiva). Attualmente sono due aspetti che vengono poco considerati. Mi capita molte volte di parlare con i genitori e l’aspetto educativo non riguarda né il cibo, né le emozioni. Eppure gli apprendimenti scorretti che saranno poi causa di ostacoli in età adolescenziale e adulta, nascono fin da subito. Gli adolescenti e gli adulti con problemi o disturbi legati al cibo sono sempre più in aumento. Ma facciamo fatica a legarlo all’educazione.

Ma  se mio figlio sarà aggressivo per le prese in giro riguardo al suo peso, se mia figlia sarà ansiosa perché  penserà che essere magre sarà l’unico parametro per il suo valore, se mio figlio sarà triste perché lasciato in panchina ed escluso visto la poca agilità, se mia figlia crederà che mangiarsi un barattolo di nutella la farà sentire meglio…allora capite che non è solo una questione di cibo o di emozione ma che queste associazioni e abitudini si imparano e si esprimono nel nostro quotidiano.

Il comportamento nasce dall’emozione, e l’emozione è veicolata dalla mente. Spesso in presenza di bambini, viene offerto cibo e lo si lega all’emozione “ Ti sei fatto male? vieni che ti do una caramella…ma che bravo che sei, vuoi un cioccolatino?…non piangere ci mangiamo un biscottino…se stai buono, ti do un lecca- lecca.”

Lo si fa senza pensare, senza darci il giusto peso. Molte volte il cibo viene usato per ottenere qualcosa.. Pensate alle mamme che danno il biscotto perché è “l’unica cosa che mangia, almeno quello no?”

Ma se invece facessimo un giro di boa, se andassimo controcorrente e iniziassimo a educare noi stessi e i nostri figli a mangiare in modo corretto?

Se imparassimo che l’emozione di tristezza o frustrazione può essere gestita in modo diverso associandola a un’azione piacevole, non necessariamente al cibo che dovrebbe essere fonte di sopravvivenza e non di consolazione o gratificazione?

Educazione significa informarsi, trasmettere, permettere ai nostri figli di imparare delle abitudini, fare anche piccole scelte quotidiane che ci permettono di vivere meglio. Allora ai vostri figli, fin da piccoli, insegnateli a mangiare un cubetto di cioccolata fondente piuttosto che il kinder, a gustare i legumi piuttosto che wurstel e patatine e a riconoscere un’emozione negativa e insegnargli a legarla a una canzone divertente, a una risata, al suo libretto preferito. I bambini imparano senza fatica. Ma imparano quello che vedono, che sentono, che l’adulto gli trasmette. Non rassegnamoci all’idea che il carattere e il gusto siano degli ostacoli. Hanno il loro peso, ma molto ridotto rispetto a quello che noi pensiamo.

E allora mettiamoci all’opera.

Educhiamo all’alimentazione.

Educhiamo alle emozioni.

Così che questa famosa fame emotiva non sia più un problema reale ma solo un lontano ricordo.

 

Dott.ssa Veronica Gobbetto Psicologa e Psicoterapeuta

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Lasciate ogni speranza o voi che entrate…nel supermercato

LASCIATE OGNI SPERANZA O VOI CHE ENTRATE…

… nel supermercato, aggiungo io.

A quanti di voi, come a me, è capitato di andarci per prendere “giusto due cose che mi mancano” ed uscire con ben di più del previsto? Eh sì, succede a tutti. Per nostra poca attenzione e per loro somma abilità.

Il supermercato, come tutte le aziende, deve vendere. E per vendere adotta numerose strategie più o meno note, vediamone insieme alcune:

– accoglienza colorata e salutista con frutta e verdura (è raro trovare la macelleria all’ingresso);

– luci e colori accoglienti per rende piacevole l’esperienza di acquisto;

– musica che regola il nostro passo, più tempo passiamo all’interno del supermercato, più acquistiamo;

– sconti e promozioni: 3×2, offerta del giorno, sconto soci, accumula più punti e così via;

– posizionamento nelle corsie e sugli scaffali studiato sulla base del nostro movimento oculare e strategico per vendere maggiormente determinati prodotti.

Ovviamente ci saranno anche altre tecniche di vendita, ma quello che mi preme dirvi è che potete essere  “consumatori” più attenti se ne intuite i meccanismi e vi mettete nella condizione di non cadere nelle “trappole”.  Come diciamo spesso, la dieta inizia dalla spesa, dunque è fondamentale farla nel migliore dei modi. Come fare?

Fare una spesa intelligente è possibile con semplici accorgimenti:
> lista alla mano (e rispettarla);
> andate a pancia piena (altrimenti il radar per il junk food rimane attivo);
> preferite il cestino al carrello (meno spazio ho, meno compro);
> leggete sempre gli ingredienti di ciò che state comprando, forse è la volta buona che lo rimettete sullo scaffale (e qui mi sento in obbligo di prepararvi un articolo di approfondimento, stay tuned!);
> evitate i corridoi “tentazione” (lontano dagli occhi…);
> non raccontatevi la storiella degli ospiti, quando arriveranno ve lo sarete già mangiato (se non c’è cibo tentatore in dispensa, è tutto più facile) e ad eventuali ospiti preparerete un buon caffè.

E così siamo giunti alla fine della spesa.
Ah no, ho dimenticato il sale! Dove sarà?
Percorrete in lungo e in largo il supermercato alla ricerca di quella preziosa polverina, che accuratamente evitano di mettere in un punto facile, cosicché dovrete girare un po’ di corridoi e adocchiare qualche offerta prima di trovarlo e dirigervi verso le casse con il sale…e qualche altro prodotto trovato nel frattempo.

 

Dott.ssa Eva Da Ros Dietista

 

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Educare all’attività fisica

La definizione di “educazione” implica l’apprendimento dell’insieme delle norme, delle attività che sviluppano nell’uomo determinate facoltà e attitudini. Nelle scuole esiste una materia chiamata “educazione fisica”, che ha il compito di trasmettere un profondo messaggio dell’importanza di fare attività motoria. Ma spesso non accade o perlomeno rimane solo quell’ora chiusa tra parentesi che non viene accentuata e enfatizzata nel resto del tempo. Proprio qualche giorno fa parlavo con una paziente di fare attività fisica e la risposta è stata “…penso di non aver voglia, di non essere stata abituata…” Qui sta il problema. Non siamo stati educati, cioè non abbiamo imparato a muoverci, a ripetere questo comportamento fino a farlo diventare automatico. In effetti noi assumiamo dei comportamenti che riteniamo parte della routine e non facciamo nessuna riflessione su di essi. Mi alzo, mi lavo, mi vesto, comportamenti che nell’educazione condivisa sono fondamentali e i genitori trasmettono e sottolineano quotidianamente questo tipo di insegnamento, valutandoli come priorità. Questo mi ricorda Maslow che negli anni tra il 1940-50 delineò una piramide di bisogni primari (bisogni fisiologici come fame e sete, bisogni di protezione, bisogni di appartenenza, bisogni di stima, di successo, bisogni di realizzazione di sé). Ora non trovo il bisogno di assumere un’attività fisica che permetta all’organismo di mantenere uno stato di salute.

Che Maslow avesse sbagliato??

Temo proprio di no!!Ciò che è certo è che lo studioso viveva ancora in un’epoca (il dopo guerra), in cui il cibo non era in esubero, eccessivo come in questi ultimi vent’anni, non c’erano problemi di obesità e sovrappeso, non esistevano malattie croniche dovute a una malnutrizione e dubito fortemente che l’Organizzazione Mondiale della Sanità parlasse dell’obesità in termini di epidemia!!

Ora tutto questo esiste, il 2000 è stato un anno di svolta in cui il numero di persone in sovrappeso è stato maggiore di quello in sottopeso. Non voglio soffermarmi su una disquisizione rispetto al progresso e a ciò che ha portato. Pongo la lente di ingrandimento sull’importanza di educare le nuove generazioni all’attività fisica, non solo sportiva, perché ricordiamo che possiamo essere persone sedentarie che fanno sport!! Insegnamo loro ad avere un stile attivo nella quotidianità, insegnamogli che è meglio una corsa con l’amico che una partita di playstation, a prendere la bici piuttosto che farsi accompagnare, a suggerirci di parcheggiare lontano piuttosto che fuori dal negozio. Educhiamoli, come gli insegnamo a lavarsi i denti, a salutare quando si incontra una persona, a scusarsi se si crea un danno. Permettiamoli di entrare nella mentalità che l’attività fisica quotidiana ha la stessa valenza di respirare, mangiare, lavarsi.

E non cadiamo nel tranello di credere che la salute non abbia questo logaritmo. Gli ingredienti ci devono essere tutti e l’aspetto del muoversi è un pilastro che nell’attuale scenario storico, culturale e sanitario prende una valenza necessaria e indispensabile.

E allora non aspettiamo domani. Iniziamo oggi, stasera, ora. Infiliamo le scarpe e usciamo a camminare con l’idea che domani ripeterò quest’azione con un solo importante pensiero:”educarmi a uno stile di vita attivo!”

 

Dott.ssa Veronica Gobbetto Psicologa e Psicoterapeuta

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Facciamo pace con il cibo

MINDFUL EATING, MANGIARE CON CONSAPEVOLEZZA

 

Mangiamo in fretta per uscire presto dal lavoro o tra uno sport e l’altro dei figli o ancora davanti al computer perché non è prevista la pausa. Ma vi siete mai soffermati sul pensare al gusto di ciò che mangiate, a quanto siete veramente concentrati sul corpo e non distratti dai pensieri di ciò che dovete fare dopo o indaffarati a rispondere a messaggi e email?

La capacità di essere presenti nel momento del pasto consente una maggior connessione con le vere esigenze del corpo, che ha una saggezza spesso trascurata. Ogni cosa a cui non prestiamo attenzione è come se non esistesse. Cerchiamo di “esserci” con intenzione nel momento del pasto. Provate a chiedervi la storia di quello che state mangiando, quale strada ha fatto per arrivare da voi.

Mangiare è un piacere naturale, perché privarsene?

Mangiate con gli occhi: rendete bello il tavolo, apparecchiandolo come se ci fosse un ospite, con un fiore o una candela, decorate il vostro piatto.

Nutritevi del profumo dei cibi: l’olfatto è in contatto diretto con l’amigdala, centro delle emozioni.

Prolungate la permanenza del cibo in bocca, masticando a lungo: la soddisfazione del gusto prolungato, per maggior tempo di contatto con i recettori, stimolerà la sazietà specifica per quel cibo e dunque un adeguato consumo.

E poi, sicuri che sia sempre fame?

Tutte le volte che mangiate, ma la pancia non “brontola”.

Tutte le volte che aprite il frigorifero per vedere cosa c’è di buono.

Tutte le volte che, per fare pausa, andate alle macchinette.

La fame emotiva è la ricerca del cibo come gratificazione per una giornata pesante, come premio per aver sopportato situazioni stressanti, come riempimento di momenti di noia. Ogni scusa è buona per mettere qualcosa sotto i denti, salvo poi pentirsene pochi minuti dopo.

Un primo passo è riconoscerla, il successivo imparare a gestirla.  Distinguere i bisogni del corpo dai bisogni del cuore, talvolta con l’affiancamento di un professionista specializzato in obesità e disturbi dell’alimentazione, permette di fare pace con il cibo.

 

Dott.ssa Eva Da Ros Dietista

 

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Io cammino da sola

” Un giorno mi sono detta: devo affrontare la solitudine, guardarla in faccia, marciare, inciampare e sacramentare con lei, sviscerarla, sventrarla, affondarci le mani, quel giorno, ho chiuso la porta di casa e ho cominciato a camminare da sola”   

Tratto dal libro “Io cammino da sola” di Alessandra Beltrame.

Alessandra Beltrame (Treviso, 1964) è giornalista . Vive tra Udine e Milano. Ha lavorato per le più importanti gruppi editoriale. Per due volte ha lasciato il cosiddetto posto fisso perchè preferiva prima vivere, poi scrivere. Dal 2013 cammina quando può, appena può, zaino in spalla, a volte in compagnia del suo cane. Ha un blog: iocammino.org

Con questo libro inizia un cammino tra i cammini di altri, per cercare le ragioni del camminare, che non è solo esercizio fisico, anzi forse non lo è proprio, è qualcosa di più, è l’innata voglia di partire, quella che fin dalle origini dell’uomo ci spingeva ad esplorare, a cercare. Adesso come allora non è solo esplorare, sicuramente è ancora cercare, una ragione, un motivo, cercare come dice Alessandra nel suo libro, il proprio posto nel mondo, e non è detto che sempre lo troviamo, ma dobbiamo cercarlo.

Penso allora al mio camminare, alle ragioni che mi hanno spinto ad inforcare quei due bastoncini, ha litigarci all’inizio, ma anche adesso, qualche volta. Perchè ho cominciato a camminare ormai non ha più tanta importanza, l’importante é andare, spesso da solo affidandosi al proprio istinto e al poco senso dell’orientamento che mi trovo ad avere, accidenti se fa bene quell’andare, quell’affrontare le salite con coraggio e il fiatone. Ma non sono qui per parlare del mio cammino, ma del cammino di Alessandra, l’autrice di questo splendido libro, non nego che spesso mi sono ritrovato nel suo ruolo, nella sua infelicità.  Ecco come viene presentato il libro nella pagina interna di copertina:

“Nonostante la carriera, la conquista di una posizione pubblica, le relazioni affettive, Alessandra non è felice.

Sceglie di abbandonare il lavoro perchè non la rappresenta, lascia il compagno. Comincia a camminare, condividendo la strada con nuovi amici. Mette in moto il suo corpo, riacquista la posizione eretta. Cerca pace nella natura, scopre ritmi lenti, trova amori effimeri, vive il sesso con intensità e senza legami. Sceglie le antiche vie, solca a piedi i luoghi dove è stata bambina, prende la pioggia, la grandine, soffre sulle salite ma non si ferma.

Camminare è calpestare la terra, è congiungersi alle radici. La ripetizione ipnotica dei passi per ore, per giorni, per settimane sollecita la memoria. riaffiorano con forza gli eventi dell’infanzia e della giovinezza. Più ricorda e più sta in mezzo agli altri, più si destabilizza. Decide allora di affrontare la solitudine senza sconti: parte per un cammino da sola, in inverno. Si trova all’improvviso immersa in un viaggio interiore, dove ogni passo è diretto non tanto ad una meta quanto alla scoperta di se, delle proprie qualità, dei propri limiti. E’ una lotta per il raggiungimento di un equilibrio consapevole. Cercare il proprio posto nel mondo, dare un senso alla sua vita. Io cammino da sola è il libro che ogni spirito solitario dovrebbe leggere”.

Questo libro, come tanti altri è stato preso da Flavio libraio  e camminatore o forse è meglio dire corridore, nella sua libreria, La Pieve, di Pieve di Soligo.

Presentazione del libro presso Autitorium Battistella Moccia giovedì 8 marzo alle 20.45, sarà presenta l’autrice Alessandra Beltrame.

Durante la serata ci sarà una breve presentazione di Asd Hills.

Mi farà piacere ricevere le vostre impressioni sulla lettura di questo libro, grazie.

 

Giuliano Poletto 

 

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Semi della salute, integratori naturali

SEMI DELLA SALUTE

INTEGRATORI NATURALI

Sono buoni e fanno bene. Molto consumati nel passato e poi trascurati,oggi sono valorizzati. Sono i semi di alcune piante.
Spesso chiamati genericamente “frutta secca” li troviamo nei cesti natalizi insieme a fichi secchi, datteri e uvetta. Ecco un elenco dei semi più diffusi e disponibili: pinolo, lino, chia, nocciola, noce, pistacchio, canapa, girasole, zucca, mandorla, sesamo, cartamo, cotone, papavero, arachide (tostata ma non salata), psillio, amaranto, quinoa, tamarindo, anguria. Tutti sono semi e non frutta. La frutta secca è ottenuta dai frutti essiccati: fichi secchi, datteri, albicocche, uva, papaya…

Sono inseriti nella voce unica alimentare di “semi oleosi”, cioè semi vegetali in grado di produrre olio. Anzi i semi interi hanno un valore nutrizionale superiore al loro olio.

E’ una scelta sana mangiare ogni giorno una porzione di 30-40 grammi dei semi più graditi, o direttamente, oppure assieme in altri alimenti come verdure, yogurt.

I semi oleosi sono ricchi di:

PROTEINE con alto valore biologico, con un particolare aminoacido, ARGININA, essenziale per assicurare un’ efficiente funzione sull’endotelio vascolare (controllo pressione arteriosa, prevenzione aterosclerosi, microcircolo e nutrizione cellulare), sui neuroni cerebrali, sul sistema genitale.
ACIDI GRASSI ESSENZIALI POLINSATURI omega 3 e omega 6 così importanti per preservare l’integrità delle membrane biologiche e quindi utili nel contrastare i processi infiammatori.
MINERALI (magnesio e zinco in particolare)
-VITAMINE idrosolubili e liposolubili (A, E, K, in piccola parte D)

Per la loro ridotta dose di carboidrati e la buona dose invece di fibra risultano essere buoni regolatori dei picchi glicemici e modulatori dell’insulina. Questo li rende alleati nel dimagrimento e nel controllo del peso.

PERFETTI PER GLI SPUNTINI ANCHE INSIEME ALLA FRUTTA FRESCA O A QUELLA DISIDRATATA

 

 

Dott.ssa  Bruant Biologa e Nutrizionista

 

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