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Io cammino da sola

” Un giorno mi sono detta: devo affrontare la solitudine, guardarla in faccia, marciare, inciampare e sacramentare con lei, sviscerarla, sventrarla, affondarci le mani, quel giorno, ho chiuso la porta di casa e ho cominciato a camminare da sola”   

Tratto dal libro “Io cammino da sola” di Alessandra Beltrame.

Alessandra Beltrame (Treviso, 1964) è giornalista . Vive tra Udine e Milano. Ha lavorato per le più importanti gruppi editoriale. Per due volte ha lasciato il cosiddetto posto fisso perchè preferiva prima vivere, poi scrivere. Dal 2013 cammina quando può, appena può, zaino in spalla, a volte in compagnia del suo cane. Ha un blog: iocammino.org

Con questo libro inizia un cammino tra i cammini di altri, per cercare le ragioni del camminare, che non è solo esercizio fisico, anzi forse non lo è proprio, è qualcosa di più, è l’innata voglia di partire, quella che fin dalle origini dell’uomo ci spingeva ad esplorare, a cercare. Adesso come allora non è solo esplorare, sicuramente è ancora cercare, una ragione, un motivo, cercare come dice Alessandra nel suo libro, il proprio posto nel mondo, e non è detto che sempre lo troviamo, ma dobbiamo cercarlo.

Penso allora al mio camminare, alle ragioni che mi hanno spinto ad inforcare quei due bastoncini, ha litigarci all’inizio, ma anche adesso, qualche volta. Perchè ho cominciato a camminare ormai non ha più tanta importanza, l’importante é andare, spesso da solo affidandosi al proprio istinto e al poco senso dell’orientamento che mi trovo ad avere, accidenti se fa bene quell’andare, quell’affrontare le salite con coraggio e il fiatone. Ma non sono qui per parlare del mio cammino, ma del cammino di Alessandra, l’autrice di questo splendido libro, non nego che spesso mi sono ritrovato nel suo ruolo, nella sua infelicità.  Ecco come viene presentato il libro nella pagina interna di copertina:

“Nonostante la carriera, la conquista di una posizione pubblica, le relazioni affettive, Alessandra non è felice.

Sceglie di abbandonare il lavoro perchè non la rappresenta, lascia il compagno. Comincia a camminare, condividendo la strada con nuovi amici. Mette in moto il suo corpo, riacquista la posizione eretta. Cerca pace nella natura, scopre ritmi lenti, trova amori effimeri, vive il sesso con intensità e senza legami. Sceglie le antiche vie, solca a piedi i luoghi dove è stata bambina, prende la pioggia, la grandine, soffre sulle salite ma non si ferma.

Camminare è calpestare la terra, è congiungersi alle radici. La ripetizione ipnotica dei passi per ore, per giorni, per settimane sollecita la memoria. riaffiorano con forza gli eventi dell’infanzia e della giovinezza. Più ricorda e più sta in mezzo agli altri, più si destabilizza. Decide allora di affrontare la solitudine senza sconti: parte per un cammino da sola, in inverno. Si trova all’improvviso immersa in un viaggio interiore, dove ogni passo è diretto non tanto ad una meta quanto alla scoperta di se, delle proprie qualità, dei propri limiti. E’ una lotta per il raggiungimento di un equilibrio consapevole. Cercare il proprio posto nel mondo, dare un senso alla sua vita. Io cammino da sola è il libro che ogni spirito solitario dovrebbe leggere”.

Questo libro, come tanti altri è stato preso da Flavio libraio  e camminatore o forse è meglio dire corridore, nella sua libreria, La Pieve, di Pieve di Soligo.

Presentazione del libro presso Autitorium Battistella Moccia giovedì 8 marzo alle 20.45, sarà presenta l’autrice Alessandra Beltrame.

Durante la serata ci sarà una breve presentazione di Asd Hills.

Mi farà piacere ricevere le vostre impressioni sulla lettura di questo libro, grazie.

 

Giuliano Poletto 

 

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Semi della salute, integratori naturali

SEMI DELLA SALUTE

INTEGRATORI NATURALI

Sono buoni e fanno bene. Molto consumati nel passato e poi trascurati,oggi sono valorizzati. Sono i semi di alcune piante.
Spesso chiamati genericamente “frutta secca” li troviamo nei cesti natalizi insieme a fichi secchi, datteri e uvetta. Ecco un elenco dei semi più diffusi e disponibili: pinolo, lino, chia, nocciola, noce, pistacchio, canapa, girasole, zucca, mandorla, sesamo, cartamo, cotone, papavero, arachide (tostata ma non salata), psillio, amaranto, quinoa, tamarindo, anguria. Tutti sono semi e non frutta. La frutta secca è ottenuta dai frutti essiccati: fichi secchi, datteri, albicocche, uva, papaya…

Sono inseriti nella voce unica alimentare di “semi oleosi”, cioè semi vegetali in grado di produrre olio. Anzi i semi interi hanno un valore nutrizionale superiore al loro olio.

E’ una scelta sana mangiare ogni giorno una porzione di 30-40 grammi dei semi più graditi, o direttamente, oppure assieme in altri alimenti come verdure, yogurt.

I semi oleosi sono ricchi di:

PROTEINE con alto valore biologico, con un particolare aminoacido, ARGININA, essenziale per assicurare un’ efficiente funzione sull’endotelio vascolare (controllo pressione arteriosa, prevenzione aterosclerosi, microcircolo e nutrizione cellulare), sui neuroni cerebrali, sul sistema genitale.
ACIDI GRASSI ESSENZIALI POLINSATURI omega 3 e omega 6 così importanti per preservare l’integrità delle membrane biologiche e quindi utili nel contrastare i processi infiammatori.
MINERALI (magnesio e zinco in particolare)
-VITAMINE idrosolubili e liposolubili (A, E, K, in piccola parte D)

Per la loro ridotta dose di carboidrati e la buona dose invece di fibra risultano essere buoni regolatori dei picchi glicemici e modulatori dell’insulina. Questo li rende alleati nel dimagrimento e nel controllo del peso.

PERFETTI PER GLI SPUNTINI ANCHE INSIEME ALLA FRUTTA FRESCA O A QUELLA DISIDRATATA

 

 

Dott.ssa  Bruant Biologa e Nutrizionista

 

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Infiammazione e carico glicemico

 Perchè quando c’è un’infiammazione in corso è meglio controllare il carico glicemico, in particolare quello serale, ed è opportuno non eccedere con un’attività fisica troppo intensa e prolungata ?

 

L’infiammazione è una reazione naturale dell’organismo in risposta ad una lesione o ad un’aggressione esterna (una ferita, un trauma, un’ustione, un attacco parassitario) a carico di un tessuto o di un organo. A volte la risposta infiammatoria è di tipo generalizzato nel senso che interessa l’intero organismo. E’ il caso di malattie su base immunitaria come la psoriasi, l’artrite, la sclerosi multipla o il lupus eritematoso. Comunque sia, in caso di infiammazione, il corpo risponde con tutta una serie di accorgimenti atti a circoscrivere il problema. Vengono prodotte delle molecole, le citochine, che agiscono su tutte le cellule e su tutti i tessuti infiammati in diversi modi (produzione di molecole adesive e fattori di crescita per esempio)

Dal punto di vista ormonale si attivano a cascata tutta una serie di ormoni come adrenalina, noradrenalina, cortisolo. Il cortisolo che è un ormone catabolico promuove, in risposta all’aumentato fabbisogno energetico, la mobilizzazione di glicogeno dai muscoli e la sua liberazione come glucosio nel torrente sanguigno.

Questo, insieme a quello introdotto con la dieta, provoca un innalzamento esagerato della glicemia con trasformazione del glucosio in eccesso in grasso in particolare quello viscerale.

L’attività fisica invece provoca un’infiammazione che è necessaria per rigenerare e riparare i tessuti dopo il danno muscolare provocato proprio dall’esercizio fisico. Se l’infiammazione è eccessiva però invece di avere una ricostruzione del tessuto originario si ha la formazione di un tessuto cicatriziale con diminuzione della sua efficienza.

Ecco per quale motivo è buona norma preferire un’alimentazione di tipo antiinfiammatorio durante il giorno e in particolar modo la sera e preferire un’attività fisica giusta per il proprio fisico che tenga conto del proprio stato infiammatorio e delle energie disponibili.

 

Dott.ssa Bruant Biologa e Nutrizionista

 

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Esiste uno stress positivo?

Esiste uno stress positivo?

 

Parlando di stress diamo per scontato che si tratti di qualcosa di negativo e per questo poco utile.

In realtà le cose sono più complesse ed interessanti di come possono apparire.

Per capire dobbiamo introdurre un concetto fondamentale, cioè quello di resilienza: resilienza è un  termine coniato in ambito metallurgico che definisce la capacità di resistenza di un metallo a uno sforzo prima di rompersi. Questo concetto è stato riadattato dagli psicologi e utilizzato per indicare la capacità di un individuo di affrontare e superare un evento traumatico o un periodo di difficoltà. Descrive la capacità di un individuo di resistere alle difficoltà della vita senza farsi travolgere e di  affrontare le situazioni problematiche e complesse in modo adeguato e funzionale.

Non è una qualità magica, ma una capacità che si può apprendere con l’esperienza, esercitando un atteggiamento consapevole verso i propri limiti e potenzialità, imparando ad utilizzare le seconde in supporto dei primi. Ognuno di noi possiede dei “fattori di protezione” che intervengono e contribuiscono a supportare la persona nei momenti di difficoltà e che comprendono le risorse personali (autostima, autoefficacia, percezione del controllo), familiari (sostegno e vicinanza dei familiari) e sociali (rete sociale e amicale).

L’essere umano è provvisto di meccanismi biologici che hanno lo scopo di permettere la sopravvivenza e che si attivano in maniera automatica. Quanto più esercitiamo la percezione dei nostri limiti e di ciò che ci crea difficoltà, tanto più diventiamo consapevoli dei nostri meccanismi di funzionamento e di noi stessi.

Conoscenza di sé significa anche distinzione tra fattori positivi e negativi dello stress.

Si definisce eustress un stress positivo, cioè quelle situazioni di tensione minima che ci permettono di attivare al meglio le nostre risorse per superare delle prove. Rappresenta un’attivazione che ci rende vigili e reattivi, un’attenzione centrata sul compito.

Per esempio lo stress derivante dall’impegno lavorativo intenso, se accompagnato da un’ attività sportiva o rilassante, può portare a grandi soddisfazioni e realizzazioni.

Con  distress si intende quella quantità di stimolazioni di varia natura che impattano in modo emotivamente potente e destabilizzante su di noi. Essi arrivano al nostro organismo in breve tempo e se non trovano un adeguato e funzinale canale di sfogo o gestione, agiscono negativamente sulla qualità del nostro equilibrio. Se non sufficientemente gestito e sfogato lo stress diventa negativo e disfunzionale.

Ancora una volta l’attività fisica rappresenta uno strumento fondamentale per una corretta e sana gestione dello stress.

 

Dott.ssa Barbara Casagrande Psicologa e Psicoterapeuta

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Che cos’è il benessere?

Che cos’è il benessere?

Quando parliamo di benessere, ci riferiamo ad uno stato che riguarda tutti gli aspetti dell’essere umano e che caratterizza la qualità della vita di ogni persona.

Ma che cosa s’intende per benessere? L’Oms lo definisce come “lo stato emotivo, mentale, fisico, sociale e spirituale di ben-essere che consente alle persone di raggiungere e mantenere il loro potenziale personale nella società”. Ci si riferisce quindi ad un modello biopsicosociale in cui diversi sono i fattori in relazione ( sociali, psicologici, biologici) e che non riguarda solo l’assenza di sintomi o malattia.

Quando si parla di benessere non si può non parlare dei fattori di stress che lo minano.

Ma cosa si intende per stress?

Possiamo definirlo come la risposta dell’organismo umano a più eventi che sono stati chiamati stressor, che ne alterano l’equilibrio omeostatico. Per equilibrio omeostatico s’intende per l’appunto la sensazione di benessere: ci si sente bene con il nostro corpo, c’è un equilibrio tra componenti fisiche e psichiche, siamo atletici, vitali, sereni.

Gli eventi che possono modificare il nostro equilibrio possono essere di natura fisica, chimica o psicosociale. In particolare gli stressor che appartengono alla sfera psicosociale sono distinguibili in due categorie: i life events  e i daily stress.

I life events sono quelle circostanze di natura ambientale o legate a cambiamenti di vita, che  richiedono all’individuo un riadattamento sociale (morte di un coniuge, separazione, divorzio, matrimonio, nascita di un figlio, cambiamento economico, cambio residenza, inizio della scuola, pensionamento, problemi sul lavoro ecc…): essi definiscono la relazione che intercorre tra gli eventi di vita e l’insorgenza di una patologia: per esempio come un evento luttuoso incida sullo sviluppo di una malattia, fisica o mentale. In questa definizione va tenuto in considerazione che esiste una decodifica personale e soggettiva che rende più o meno probabile l’evoluzione in un senso o nell’altro di una situazione.

I daily stress, o stress giornalieri, comprendono i piccoli o grandi eventi quotidiani che toccano le nostre esistenze: scioperi, utilizzo dei mezzi, traffico, lavoro routinario o noioso, file e code, vicini rumorosi, vivere con una parente malato, schiamazzi notturni ecc. In ordine di tolleranza questi stressor risultano più stressanti dei life events in quanto due fattori, cioè il tempo e la ripetizione ostacolano il naturale ritorno all’equilibrio a cui l’organismo umano tende per natura. Cioè un evento stressante che si ripete nel tempo non consente il recupero dell’ equilibrio.

Esiste anche un altro fattore, il grado di novità di un evento sull’individuo: è stato dimostrato che persone diverse a fronte dello stesso evento non conosciuto hanno un innalzamento delle quote del cortisolo (l’ormone dello stress) nel sangue maggiore rispetto a persone informate dei fatti. Inoltre, la percezione soggettiva della possibilità di evitare un evento o al contrario l’impossibilità di farlo, influisce sulla reazione messa in atto.

 

Dott.ssa Barbara Casagrande Psicologa e Psicoterapeuta

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I grassi fanno ingrassare?

I GRASSI FANNO INGRASSARE? TESSUTO ADIPOSO BIANCO E TESSUTO ADIPOSO BRUNO.

I lipidi o grassi, sono composti organici largamente diffusi in natura, e rappresentano una delle quattro principali classi di composti organici di interesse biologico, insieme a glucidi, protidi ed acidi nucleici. I lipidi vengono identificati sulla base delle loro proprietà comuni di solubilità: sono insolubili in acqua (definiti per questo idrofobici), mentre sono solubili in solventi organici come etere dietilico o acetone, alcoli e idrocarburi.

Nell’organismo umano assolvono molte ed importanti funzioni:

apporto energetico (1 gr fornisce 9 kcal)

forniscono gli acidi grassi essenziali all’ organismo

favoriscono l’assorbimento intestinale delle vitamine liposolubili

sono componenti fondamentali delle membrane cellulari in tutti i tessuti

gli acidi grassi polinsaturi appartenenti alle famiglie n6 e n3 sono precursori di composti che nell’organismo svolgono importanti funzioni regolatorie.

Si suddividono in TRIGLICERIDI, FOSFOGLICERIDI, COLESTEROLO.

TRIGLICERIDI

Sono esteri del glicerolo con 3 acidi grassi. Gli acidi grassi sono caratterizzati dalla diversità di lunghezza della catena (acidi a corta, media e lunga catene) e dalla presenza, numero e posizione di doppi legami tra gli atomi di carbonio delle catene idrocarburiche. In base a queste caratteristiche chimiche gli acidi grassi si dividono in:

SATURI (privi di doppi legami) per esempio Ac.Palmitico,Butirrico

MONOINSATURI (con un solo doppio legame) per esempio Ac.Oleico

POLINSATURI (con due o più doppi legami) Ac.Omega 3 e Ac.Omega 6

GRASSI TRANS O GRASSI IDROGENATI

Con l’idrogenazione gli acidi grassi insaturi diventano sostanzialmente saturi (o almeno così vengono percepiti dal nostro organismo) e hanno una maggiore consistenza e un maggiore punto di fusione. Questi grassi trovano il loro impiego soprattutto nell’industria alimentare, e li troviamo in moltissimi preparati, come i dolciumi, i gelati e tanto altro ancora.

ACIDI GRASSI POLINSATURI

Gli acidi grassi polinsaturi detti anche PUFA n-3 sono acidi grassi essenziali fondamentali per il corretto funzionamento dell’organismo.

Gli Omega 3 sono importanti per la loro presenza nelle membrane cellulari di cui mantengono l’integrità.

L’acido grasso omega -3 maggiormente rappresentato nel mondo vegetale è l’acido alfa-linolenico (ALA). E’ diffuso in oli vegetali come lino, canapa, ribes nero, colza, frutta a guscio ma anche nel formaggio di alta montagna.  Questo acido grasso deve essere trasformato in EPA (acido eicoisapentaenoico)e DHA(acido docosaesaenoico) per esercitare quegli effetti biologici determinanti per il corretto funzionamento di alcuni organi e apparati quali cervello, retina e gonadi e per la prevenzione di malattie quali aterosclerosi e malattie cardiovascolari. Per questo motivo in certe circostanze è meglio assumere direttamente EPA e DHA  contenuti diffusamente in certi pesci  per esempio pesce azzurro , salmone  e nei crostacei. Gli acidi grassi polinsaturi sono più fluidi di quelli saturi e perciò si distribuiscono meglio nelle membrane biologiche mentre al contrario gli acidi grassi saturi favoriscono la formazione di un reticolo rigido.

 

COLESTEROLO

Ha una struttura molecolare piuttosto diversa da quella della maggior parte dei lipidi ma viene schematizzato in questo gruppo per la sua insolubilità in acqua. Fanno parte della famiglia dei lipidi molte sostanze a base di colesterolo: gli steridi (esteri del colesterolo con un acido grasso) gli acidi biliari, gli ormoni sessuali e altri composti steroidei. Il colesterolo è un componente delle membrane cellulari ma è anche precursore di importanti ormoni, degli acidi biliari e della vitamina D. Il colesterolo può essere di origine esogena se assunto attraverso l’alimentazione (carne e in particolare cervello, latticini, tuorlo d’ uovo) o di origine endogena  se sintetizzato dal fegato a partire dagli acidi grassi insaturi. Nel caso nell’organismo scarseggino gli insaturi, il fegato utilizza per questa sintesi acidi grassi saturi; tuttavia in tal caso si formano composti scarsamente solubili che si depositano nelle arterie, favorendo la formazione di placche. Il colesterolo circola nel sangue legato a proteine.

HDL (lipoproteine ad alta densità). Sono prodotte a livello epatico e del piccolo intestino. Sono denominate colesterolo buono perché rimuovono il colesterolo dalla parete delle arterie e lo riportano, attraverso la circolazione, al fegato dove viene usato per la formazione della bile. Strategie per aumentare il colesterolo buono comprendono la perdita di peso/raggiungimento peso forma, l’attività di tipo aerobica (5 volte a settimana per trenta minuti al giorno) consumo moderato di alcool, acidi grassi moniinsaturi e omega 3, sesso femminile durante l’età fertile ma anche scelte nutrizionali che comprendano frutta secca, cereali integrali, pesce azzurro, verdure a foglia verde, frutta come mele, uva, agrumi.

LDL (lipoproteine a bassa densità) denominate colesterolo cattivo e VLDL (lipoproteine a densità molto bassa) contengono una maggior percentuale di lipidi e di colesterolo e una minor quantità di proteine. Queste lipoproteine manifestano un’affinità per le cellule dell’endotelio delle arterie. Liberano colesterolo in questa sede dove, concentrandosi e aggregandosi provocano la formazione di placche con conseguente alterazione funzionale della parete arteriosa e un restringimento del lume del vaso.
I prodotti finali della digestione lipidica ad opera delle lipasi e dei Sali biliari sono gli acidi grassi liberi che a livello della mucosa intestinale vengono risintetizzati e “impacchettati” in particelle lipoproteiche di trasporto dette chilomicroni che attraverso il circolo ematico e linfatico trasportano i lipidi della dieta a tutti i distretti. In questo modo si forma il tessuto adiposo sottocutaneo costituito da cellule adipose di piccole dimensioni, sensibili all’insulina e con alta capacità antiinfiammatoria. In caso di surplus energetico il tessuto adiposo funge da stoccaggio e aumenta quello sottocutaneo. Se la capacità di stoccaggio è compromessa, stress, processi infiammatori cronici o introito che supera la capacità di stoccaggio aumenta il tessuto adiposo viscerale con depositi di grasso in sedi inconsuete come organi interni e muscoli. Questo grasso è costituito da cellule di grandi dimensioni resistenti all’ insulina e con alta capacità infiammatoria.Il tessuto adiposo è un vero e proprio organo costituito da due tipi di cellule (bianche e brune ),in grado di produrre veri e propri ormoni che influenzano l’ attività dell’ intero organismo.Nei mammiferi esistono due tipi di tessuto adiposo :quello bianco e quello bruno. Quello bianco,giallognolo per l’ alto contenuto di carotenoidi,rappresenta la quasi totalità del grasso di riserva. L’altro tipo di tessuto adiposo,detto bruno,è abbondante nei mammiferi che vanno in letargo (ibernanti) e nei cuccioli.

Nell’ uomo il tessuto adiposo bruno è presente in piccole quantità nel neonato (zona ascellare ed interscapolare ). Con la crescita buona parte di questo tessuto si trasforma in tessuto adiposo bianco . Il ruolo svolto dagli adipociti bruni è diverso da quello ricoperto dagli adipociti bianchi. Le cellule sono più piccole e il colore scuro è dovuto alla presenza di citocromi contenuti nei numerosi mitocondri. A differenza dell’adipocita bianco ,gli adipociti bruni non contengono un’ unica massa grassa localizzata in periferia della cellula ma tante piccole gocce di trigliceridi distinguibili all’ interno della cellula. Esiste però anche una differenza dui funzione.Gli adipoci ti bruni hanno una funzione termogenica. Mentre negli adipociti bianchi l’ idrolisi dei trigliceridi avviene in base alle richieste energetiche dell’ organismo,in quelli bruni la degradazione dei grassi avviene in risposta ad un abbassamento della temperatura corporea. Questo fenomeno è chiamato termogenesi senza brivido ,per distinguerlo dal classico brivido (contrazione muscolare involontaria per produrre calore).

Secondo gli studi più recenti ,il tessuto adiposo dei mammiferi e quindi anche dell’ uomo, è capace di trasformare gli adipociti bianchi in adipoci bruni. Le sue cellule non sono sempre numericamente costanti ma  subiscono una contrazione e il tessuto si restringe al bisogno. Le funzioni dei due diversi tipi di cellule sono antitetiche. Quelle bianche accumulano lipidi mentre quelle brune li bruciano.

La scoperta di questi meccanismi biologici fa intravedere futuri sviluppi terapeutici  nel trattamento dell’ obesità. Sono attualmente in corso diversi  studi che utilizzano il freddo, abbinato all’ attività fisica ,per incrementare la percentuale di grasso bruno .

I grassi quindi non sono  dannosi nella dieta. Anzi sono necessari nella misura del 20-30% secondo la Dieta Mediterranea che risulta essere oggi una delle diete più accreditate. Occore scegliere i grassi giusti cioè i grassi polinsaturi e non bisogna tuttavia demonizzare i grassi saturi che se sono consumati con moderazione non sono nocivi.

Come sempre il problema sta nelle quantità consumate e nello stile di vita. In certe condizioni anzi aumentare la quota di grassi nella dieta può essere vantaggioso anche se i grassi saturi vanno comunque sempre molto razionati.

Dott.ssa Bruant Biologa e Nutrizionista

 

 

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Infiammazione, sport e performance

SPORT E PERFORMANCE

Per capire meglio le basi della prestazione sportiva.

Performance sportiva, MUS, Stress e Infiammazione Cronica di basso grado.

La performance sportiva dell’atleta è chiaramente influenzata dal suo stato di benessere, ma nonostante questo sia un principio di facile condivisione, non è altrettanto facile ottenere un quadro atto a valutare nel complesso lo stato di benessere e performance psicofisica. La necessaria richiesta di aumento o mantenimento della performance nella società moderna è un passaggio obbligato non solo nell’ambito sportivo, ma in tutti gli ambiti della nostra vita, più o meno complessa, con sempre più richiesta di adattabilità in condizione di STRESSOR o stimoli persistenti.

PERFORMANCE PSICOFISICA è un concetto che comprende variabili fisiologiche, psicologiche, fisiche, cognitive, propriocettive ed autonomiche. Il fenomeno è molto complesso, regolato dallo stress system, dai processi infiammatori di basso grado, dai ritmi circadiani e da importanti componenti della composizione corporea come il muscolo, IMAT, grasso e osso. Il soggetto sportivo pur godendo di uno stato di salute generalmente superiore alla media spesso presenta dei sintomi vaghi e aspecifici (Medically Unexplined Symptoms) cioè una serie di disturbi subclinici di natura funzionale ampiamente analizzati dalla letteratura internazionale:

stanchezza o affaticamento persistente

insonnia o sonnolenza persistente

mani e piedi sempre freddi

acidità e dolori di stomaco, senso di pienezza, gonfiore dopo ogni pasto, nausea, colon irritabile

difficoltà nella sudorazione

 

(sono alcuni esempi di MUS- sintomi vaghi e aspecifici)

Questi disturbi di varia natura raramente sfociano in una diagnosi precisa, mantenendosi piuttosto di frequente entro i limiti di quadri clinici alterati, ma non al punto di apparire patologici. Spesso venivano liquidati come disturbi psicosomatici. I passi in avanti compiuti nelle analisi della interazioni fra il sistema nervoso, endocrino ed immunitario hanno dato vita a nuovi orizzonti sia in ambito medico che sportivo; in particolare grazie all’ integrazione della copiosa letteratura in materia di stress.

STRESS

La letteratura descrive lo stress come una forma di adattamento dell’organismo a stimoli chiamati “stressor”. Lo stressor può essere definito genericamente come un elemento in grado di alterare lo stato omeostatico dell’organismo; detto elemento può assumere forme diverse e pertanto può essere di natura psicosociale o strettamente fisica, ma la distinzione non comporta sostanziali differenze nei meccanismi di reazione dell’organismo. E’ ormai considerato un dato di fatto che indipendentemente dalla tipologia dello stimolo, sia esso un grave sforzo fisico o la preoccupazione per un esame, i meccanismi di attivazione risultano straordinariamente simili.

Le reazioni agli stressor sono determinate dall’ attivazione del sistema nervoso e di quello endocrino; in entrambi i casi la percezione degli stressor ha sede nel cervello, da cui si dipartono i segnali mediatori dello stress.

A livello endocrino, la reazione allo stress si estrinseca attraverso l’attivazione dell’ asse HPA (Hypotalamic-pituitary-Adrenal ,ipotalamo-ipofisi-surreni), che ha come ultima conseguenza la secrezione di glucocorticoidi ad opera della corteccia surrenale ,mentre a livello nervoso, gli stressor comportano l’attivazione del Sistema Nervoso Simpatico. L’aumento dei glucocorticoidi circolanti, la perdita della loro ritmicità circadiana e l’eccessiva attivazione del sistema nervoso simpatico costituiscono già di per se fattori di rischio diretti o indiretti per disturbi ad altissima incidenza quali obesità, ipertensione e disturbi umorali (ansia, depressione).

Prima di arrivare a manifestazioni evidenti, l’attivazione persistente della risposta agli stressor si associa all’ insorgere di MUS e perdita di performance psicofisiche, e quando questi fenomeni non sono controllati e curati il rischio di incorrere in patologie conclamate (solitamente ai danni del sistema più a rischio per lo specifico soggetto) aumenterà conseguentemente.

La letteratura ha classificato le fasi di reazione allo stress.

. la fase di allarme: è la fase in cui lo stress viene recepito.

.la fase di adattamento e resistenza :costituisce la fase di reazione vera e propria allo stress volta al recupero dell’omeostasi. Questa fase potrebbe avere una fase temporale breve oppure perdurare nel tempo, senza arrivare al recupero dell’omeostasi, sconfinando nella fase successiva, detta di esaurimento.

.fase di esaurimento: si giunge a questa fase in caso di attivazione cronica e persistente della reazione allo stress. Questa è la fase più dannosa in quanto l’esposizione prolungata può aumentare il rischio di insorgenza di patologie fisiche e psichiche.

Lo stressor viene inoltre generalmente differenziato in base alle sue ultime conseguenze, secondo il principio che uno stressor può ritenersi “positivo o “negativo “, in base al fatto che l’organismo sia o meno in grado di reagire ad esso e ristabilire l’omeostasi fisiologica; si parla in questo caso di:

Eustress: indica lo stress che porta ad una reazione di adattamento da parte dell’organismo, che riesce quindi a ricondursi in una situazione di omeostasi fisiologica.

Distress: è lo stress che comporta la perdita dell’omeostasi dell’organismo, solitamente associata ad         un’attivazione eccessiva o persistente della reazione agli stressor, associabile a scompensi emotivi o fisici.

Migliorare la performance sportiva rende necessario colmare lo spazio, spesso trascurato, tra lo stato di benessere e stato patologico, senza dare per scontato il fatto che l’assenza di patologie specifiche comporti una perfetta salute. L’indagine sulle cause dei MUS e l’adozione di specifiche strategie di recuper, oltre a permettere il contenimento e la regressione dei sintomi, impedisce che i fattori coinvolti nella loro genesi si aggravino, andando a coinvolgere nuove e più gravi interazioni sistemiche che potrebbero sfociare in patologie specifiche. La stessa aspecificità dei MUS, tuttavia, impedisce un loro inquadramento o un loro trattamento univoco, in quanto lo stesso sintomo può derivare da più problematiche. La focalizzazione sul caso concreto necessita perciò del confronto e della correlazione di più dati, oltre a quelli sulla sintomatologia vaga e aspecifica.

Mediante il TEST DI ANALISI DIFFERENZIALE DELLA COMPOSIZIONE CORPOREA sono ottenibili indici di primaria importanza come il MUSCOLO, OSSO, GRASSO TOTALE, GRASSO VISCERALE, IMAT, ASSE HPA ecc  e mediante il TEST DELLA VARIABILITA’DELLA FREQUENZA CARDIACA HRV informazioni  sull’attività del SISTEMA NERVOSO AUTONOMO.

Non sussistono dubbi sul fatto che, per l’atleta, il monitoraggio del livello di idratazione, distribuzione dei fluidi intra ed extracellulari, tenore di massa muscolare, tipologie di grasso, quantità e qualità dei minerali e capacità di regolazione del Sistema Nervoso Autonomo rivestano un ruolo cruciale.

Una delle principali problematiche legate ad uno scarso livello di idratazione è la difficoltà di trasporto ed assorbimento dei nutrienti (minerali per esempio) aspetto che riveste un ruolo fondamentale per l’atleta.

-Il tenore della massa muscolare è un fattore primario per il mantenimento della tonicità e delle prestazioni sportive. La tendenza alla perdita di massa muscolare non è un fenomeno raro, sia esso legato a problematiche di carattere endocrino, metabolico o infiammatorio cronico.

La rilevazione strumentale periodica del rapporto tra massa muscolare, massa grassa, e tipologie di grasso non può pertanto essere trascurata, prima di operazioni eventuali di correzione nutrizionali o  di predisporre strategie di allenamento. Nell’ottica di migliorare le abitudini nutrizionali dell’atleta, non potrà essere tralasciato il valore del metabolismo basale e di quello quotidiano (BMR,24EE) parametri immediatamente correlati all’assetto metabolico del soggetto e al rapporto fra massa muscolare e adiposa. A integrazione dei parametri sistemici il quadro di salute generale dell’atleta può essere chiarito dall’ indagine basata sull’analisi del sistema nervoso autonomo (es PPG) e dalla variabilità della frequenza cardiaca (HRV). Parametri come SDNN (indice di salute generale e di capacità adattativa) e RMSSD (rapporto di attivazione vagale /parasimpatica e capacità antiinfiammatoria permettono di evidenziare i fattori di genesi sintomatologica e di perdita di performance psicofisica.

Bruant Laurence      Estratto da STRENGTH&CONDITIONING. Per una scienza del movimento dell’uomo  Anno VI-numero19/Gennaio/Marzo 2017

Lavoro originale  DARIO BOSCHIERO Presidente e Fondatore dell’Open Academy of medicine, LondraUK,Venezia ITA Fondatore e Coordinatore del Progetto”MUS-Sintomi vaghi e Aspecifici. Infiammazione Cronica e Nutrizione Clinica “ Direttore Ricerca e Sviluppo di Biotekna Biomedical Technologies

Dott.ssa Bruant Biologa e Nutrizionista

 

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Vino biologico

Perlage: un vino sano e rispettoso dell’ambiente

Mettici una buona compagnia, una camminata splendida che volge al termine e tanta voglia di concludere con un bicchiere di vino, ovviamente di ottima qualità.  Perlage, storica cantina del Conegliano Valdobbiadene DOCG, è ben lieta di far degustare i suoi vini certificati biologici e biodinamici. Il Prosecco ovviamente la fa da padrone ma la scelta di vini fermi, frizzanti e spumanti è ampia. Dal 1985 Perlage ha fatto del rispetto dell’ambiente e dell’alimentazione sana, della sostenibilità e della responsabilità sociale i suoi valori fondanti.  Pioniera nel convertire la sua produzione al biologico, le difficoltà non sono mancate in termini di riduzione della produzione delle uve. Tuttavia la determinazione nel produrre vino in modo più rispettoso e sostenibile verso l’ambiente ha avuto la meglio. Da allora Perlage ha introdotto in vigneto e in cantina una serie di innovazioni e alternative più eco-friendly che vanno dalla riduzione di rame in campo alla produzione di vini senza solfiti. Grande inoltre è l’impegno della cantina per aumentare il beneficio collettivo della sua attività in termini sociali. Dal 2016 l’acquisizione della certificazione Benefit Corporation ha difatti sancito lo scopo sociale e ambientale come oggetto della sua mission. In questa direzione vanno le numerose collaborazioni con enti e associazioni del territorio nell’organizzare eventi o partecipare ad iniziative benefiche. Da anni ad esempio i ragazzi della Comunità  “Una casa tra le case” di Soligo partecipa alla vendemmia, un momento che offre ai ragazzi l’opportunità di prender parte ad un evento tanto importante per una cantina.

Perlage vi aspetta dunque a Farra di Soligo in Via Cal del Muner 16!

Per informazioni:

www.perlagewines.com

info@perlagewines.com

tel. 0438.900203

 

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I carboidrati fanno ingrassare?

I CARBOIDRATI FANNO DAVVERO INGRASSARE?

Parliamo di carboidrati in riferimento ai cereali come frumento, grano, orzo, riso, farro, miglio ma  anche pseudocereali come grano saraceno, quinoa, amaranto che ne contengono in grande quantità.

I cereali apportano una dose di carboidrati complessi,  vitamine e fibra alimentare utile al controllo della flora intestinale cioè del nostro microbiota.

I carboidrati rappresentati dai CEREALI INTEGRALI contengono inoltre delle molecole con azione positiva sul sistema linfatico corporeo necessario per favorire il drenaggio metabolico dai tessuti e dagli organi.

Con questi presupposti i carboidrati non sono da demonizzare quando si intraprende un percorso che prevede una perdita di peso ma tuttavia alcune considerazioni vanno fatte.

Se per qualche giorno si eliminano i carboidrati dalla dieta, per far fronte al fabbisogno energetico  essi vengono attinti dalle riserve ovvero dal glicogeno muscolare ed epatico e si perde peso. Al glicogeno si lega parecchia acqua e quindi si perde anche quella. Quando si reintroducono i carboidrati, avviene un ripristino immediato delle scorte di glicogeno e dell’acqua ad esso legata ed, essendo il fegato e il muscolo più ricettivi dopo la privazione si recuperano zuccheri e acqua con gli interessi e l’eccesso viene trasformato in grassi attraverso il processo della lipogenesi.
Spesso, soprattutto se vengono tolti per un periodo oppure se si è reduci da uno in cui se ne sono mangiati troppi si ha l’impressione che si gonfi la pancia. In realtà in quei giorni è avvenuta una modificazione del ambiente intestinale ed è sufficiente aspettare un paio di settimane per ripristinare microbiota ed enzimi.

IN CHE MODO FANNO INGRASSARE

Innalzando troppo la glicemia richiamano troppa insulina, l’ormone secreto dal pancreas che favorisce l’aumento di peso quando la sua quantità nel sangue è elevata.

Apportano tanta energia rispetto a quella necessaria per le abitudini troppe sedentarie dell’uomo moderno. Se tuttavia si gestiscono bene sono un’ottima fonte di energia pulita ed istantanea senza le scorie azotate che producono invece le proteine.

PER SCONGIURARE IL RISCHIO DI AUMENTO DI PESO:

Fare attenzione alle quantità e non superare i 50 grammi di peso a crudo corrispondenti a circa 150 grammi di peso cotto.

Scegliere cereali integrali. I prodotti integrali hanno più nutrienti rispetto a quelli raffinati. Contengono più minerali, vitamine, antiossidanti, fibre ed hanno un indice glicemico più contenuto cioè innalzano in modo moderato la glicemia. Quando però si parla di cereali integrali bisogna fare attenzione all’etichetta, perché un prodotto è integrale solo se deriva dalla macinazione del prodotto intero e al fatto che sia biologico perché si riduce il rischio che il tegumento esterno, macinato anch’esso sia contaminato da sostanze chimiche.

Occorre cuocerli il meno possibile. In questo caso l’indice glicemico sarà più basso.

Occorre consumarli insieme alle fibre solubili e insolubili di verdura, legumi e frutta. Un cereale integrale con le verdure o con i legumi come un risotto col radicchio o una pasta e fagioli è più adatta ad un regime dimagrante di una pasta anche integrale ma in bianco. La presenza di fibre rallenta l’assorbimento dei carboidrati evitando di richiamare eccessiva insulina durante la digestione.

Occorre consumarli in un pasto in cui siano presenti anche proteine e grassi. La scelta del piatto unico può essere un valido aiuto a contenere l’innalzamento della glicemia. Il piatto unico poi è molto utile in caso di pasto consumato in una breve pausa pranzo al lavoro o a scuola.

Anche mangiare la frutta con la buccia magari affiancandola a un po’ di frutta secca risulta più saziante come spuntino e i suoi zuccheri verranno assorbiti più lentamente.

Preferire i cereali naturalmente privi di glutine (riso,mais,grano saraceno,amaranto,miglio, quinoa) in caso di disturbi intestinali e per risolvere eventuali intolleranze.

Dott.ssa Bruant Biologa e nutrizionista

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Prebiotici e probiotici

PROBIOTICI E PREBIOTICI

Batteri per la salute intestinale dell’atleta e non solo.

Avere un intestino in forma è una prerogativa fondamentale per avere l’energia ottimale durante tutta la giornata lavorativa o di scuola ma anche per gli allenamenti e le gare. Alcuni disturbi più comuni vengono identificati nell’infiammazione intestinale e nella presenza di aria, solitamente causati da una cattiva alimentazione. Essi possono rendere meno efficiente l’assimilazione non solo dei nutrienti ma anche degli integratori. Questa disbiosi si ripercuote sulla carica energetica che diminuendo compromette le prestazioni sia fisiche che intellettuali. Per questo è necessario, e a maggior ragione quando si pratica sport, mantenere un corretto stile di vita e abitudini alimentari che includano un giusto consumo, proporzionale alla propria massa magra, di acqua, frutta e verdura in modo da mantenere in equilibrio la flora batterica intestinale costituita da 1,5 kg di microrganismi. Nel tratto digerente ci sono più di 700 specie batteriche aventi ciascuna una sua funzione riguardanti l’assimilazione di nutrienti, produzione di vitamine e di ormoni, modulazione del sistema immunitario tanto per elencarne qualcuna.

Volendo semplificare i batteri intestinali si suddividono in 2 grandi famiglie.

Bifidobatteri

Lattobacilli

I bifidobatteri hanno una funzione antitossica inibendo i batteri che possono ridurre i nitrati, provenienti dall’alimentazione, a nitriti potenzialmente pericolosi. Producono acido acetico e acido lattico che abbassano il ph rendendo così l’intestino inabitabile ai germi patogeni e ai lieviti. Hanno anche una funzione metabolica e di ricolonizzazione.  Sono intermedi del cicli di krebs e per questo hanno un ruolo importante in ambito energetico e nelle patologie riguardanti l’obesità e il diabete agendo sulla produzione di emoglobina glicata e insulina. Migliorano la funzionalità intestinale e contrastano la costipazione. Hanno altresì un ruolo importante in ambito ginecologico per patologie come le cisti ovariche e l’endometriosi. Nell’adulto diminuiscono di numero perché con l’età diminuisce la peristalsi intestinale e con essa la mobilità dei batteri che fanno fatica a risalire il colon.

I bifidi colonizzano la parte finale dell’intestino cioè il colon.

I lattobacilli “parlano” con il sistema immunitario ed hanno un’azione di protezione nei confronti dei tumori. Appartenenti alla famiglia dei lattobacilli sono il:

Lactobacillus rhamnosus che riduce l’infiammazione intestinale ed ha forte azione antiossidante.

Lactobacillus acidophilus che produce enzimi come le proteasi e le lipasi, produce vitamine del gruppo

B, diminuisce l’intolleranza al lattosio.

Lactobacillus fermentum che riduce la permeabilità intestinale e libera monosaccaridi di ramnosio, sorbitolo, inositolo dalle qualità prebiotiche.

Lactobacillus plantarum che avendo grandi proprietà adesive lo rendono efficace per combattere l’escherichia coli patogena.

Lacobacillus salivarum che recenti studi clinici rendono altamente efficace in caso di morbo di Crohn.

Essi agiscono da soli ma anche in sinergia. Tuttavia per ottenere risultati da questa sinergia e produrre un efficiente biofilm occorre che siano ad alto dosaggio. Nelle formulazioni farmaceutiche è importante che siano almeno 2 miliardi per tipo e devono essere certificati.

Colonizzano la prima parte dell’intestino cioè l’intestino tenue.

 

FLORA BATTERICA E CIBI.

Importante per mantenere una flora batterica efficiente è consumare cibi che contengano prebiotici, sostanze cioè in grado di nutrire i probiotici cioè i batteri buoni e favorirne la sopravvivenza e la proliferazione nell’ intestino. I lattobacilli si sostengono con cibi fermentati quali

Yogurt

Crauti

Miso

Tempeh

Kefir

Kombucha

La fermentazione è un processo chimico che consente di liberare energia contenuta nel glucosio per renderla utilizzabile, oltre a conservare i cibi. Essa aumenta il valore nutritivo degli alimenti rendendoli più digeribili, li arricchisce di antiossidanti, enzimi e vitamine, in particolare Be C e ne distrugge i batteri nocivi.

 

VERDURE FERMENTATE.

Verdure come cavoli, zucchine, cipolle e altri ortaggi se sottoposte al processo di fermentazione si arricchiscono di batteri probiotici, microrganismi simili a quelli dello yogurt. In generale tutti gli alimenti fermentati rafforzano il sistema immunitario. E’ dunque buona pratica introdurli nel proprio piano di alimentazione quotidiana a maggior ragione quando si pratica sport ad alta intensità. Gli alimenti fermentati che seppur molto lontani dalle nostre tradizioni culinarie risultano ricchi di microrganismi benefici sono rappresentati da Miso, Tempeh, Kefir, Kombucha.

Il MISO è un prodotto di fermentazione di leguminose (soia spesso) e cereali (orzo e riso) ad opera di Aspergillus oryzae.

Il TEMPEH è il prodotto di fermentazione di semi di soia ad opera di Rhizopus Oligosporus.

Il KEFIR è un prodotto di fermentazione del latte ad opera di batteri Acetobacter e Lactobacillus e di lieviti del genere Candida, Saccharomyces, Kluyveromyces.

KOMBUCHA è una bevanda fermentata a base di tè (tè verde o tè nero) e di una coltura di batteri e lieviti.

Dott.ssa Bruant Biologa e Nutrizionista

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