Raduno Regionale FIE Veneto – 5 ottobre 2025
Tre percorsi per vivere storia, natura e tradizioni del Piave
Per la mattinata del Raduno Regionale FIE Veneto del 5 ottobre 2025, i partecipanti potranno scegliere tra tre itinerari di diversa lunghezza, ciascuno con un carattere e un tema specifico.
La scelta del percorso va indicata al momento dell’iscrizione. In caso di gruppi numerosi, gli organizzatori potranno suddividere i partecipanti in più sottogruppi.
Percorso A – Dal sacro al Pro…secco
Un itinerario storico-ambientale che si sviluppa tra il Piave e le Colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene, patrimonio UNESCO dal 2019.
Descrizione:
Dal Piazzale del Capitello il gruppo scenderà verso il greto del Piave, passando per lo Sghirlo (antico passo barca), per poi risalire verso l’Abbazia di Vidor (senza visita interna).
Si proseguirà verso la borgata “Stati Uniti” e il Santuario Madonna delle Grazie. Da qui, risalendo la dorsale collinare, il cammino toccherà Col Polenta e Col Castello, per poi rientrare al punto di partenza.
Lunghezza: 8,6 km
Dislivello positivo: 176 m
Tempo medio: 2h40’
Novità: lungo questo percorso sarà possibile provare la Marcia Alpina di Regolarità, storico sport della Federazione Italiana Escursionismo, con la guida di tesserati FIE.
Chi desidera partecipare potrà selezionare l’apposita casella al momento dell’iscrizione.
📞 Info: Paolo Torresan – Commissario Tecnico Regionale Marcia Alpina di Regolarità – 338 5326178.
Percorso B – La Grande Guerra
Un itinerario dedicato ai luoghi simbolo della Prima Guerra Mondiale.
Descrizione:
Attraversato il centro di Vidor, si salirà al Col Castello per una visita guidata alla Chiesa Ossario.
Si scenderà poi verso Borgo Busnello, costeggiando l’Abbazia di Vidor, e si raggiungerà il greto del Piave fino allo Sghirlo. Rientro al Piazzale del Capitello.
Lunghezza: 5,6 km
Dislivello positivo: 130 m
Tempo medio: circa 2 ore
Percorso C – Il Sacro: l’Abbazia di Santa Bona
Un itinerario breve ma ricco di fascino, che prevede la visita guidata alla meravigliosa Abbazia di Vidor, fulcro della rinascita medievale di questa zona.
Descrizione:
Dal centro si scenderà verso il greto del Piave, passando per lo Sghirlo, per poi risalire fino all’Abbazia e visitare il complesso religioso.
In base ai tempi, si potrà proseguire fino al punto panoramico sul Col Castello.
Lunghezza: 3,2 km – dislivello +35 m (solo Abbazia)
Lunghezza: 4,5 km – dislivello +130 m (con Col Castello)
Nota: la visita all’Abbazia prevede una quota di ingresso che va versata insieme alla quota di iscrizione.
Luoghi e storia lungo i percorsi
Tutti e tre gli itinerari permettono di scoprire luoghi di grande valore storico e paesaggistico:
- Il Piave e lo Sghirlo – Antico punto di traghettamento attivo già dall’XI secolo.
- Abbazia di Vidor – Fondata nel XII secolo, ricca di elementi romanici e gotici.
- Col Castello – Antica fortificazione medievale, oggi monumento-ossario ai caduti.
- Santuario Madonna delle Grazie – Luogo di culto e meta di pellegrinaggi dal Trecento.
- Colline del Prosecco – Patrimonio UNESCO – Un paesaggio vitivinicolo modellato nei secoli.
Al termine un momento conviviale
Al termine delle escursioni, verso le 12:30, tutti i partecipanti si ritroveranno a Soligo, presso la sede della Pro Loco, per il pranzo comunitario, i discorsi ufficiali e i saluti finali.
📌 Info e iscrizioni: Raduno Regionale FIE Veneto
Luoghi e storie lungo i percorsi del Raduno
Durante i percorsi del Raduno Regionale FIE Veneto, i partecipanti avranno l’occasione di attraversare paesaggi unici e carichi di storia, dalle rive del Piave alle colline patrimonio UNESCO, passando per luoghi di culto, testimonianze della Grande Guerra e antiche tradizioni locali.
Il Piave, le grave e il passo barca
Nel suo tratto mediano, il Piave conserva ancora una pendenza tale da trasportare ciottoli pesanti. Ad ogni piena, il fiume può modificare l’aspetto del greto, erodendo alcune sponde e depositando materiale altrove: un corso d’acqua vivo e dinamico, caratterizzato da rami intrecciati.
Proseguendo verso monte, ai piedi dell’Abbazia di Vidor, si incontra la confluenza tra il Piave e il torrente Teva, nota come Sghirlo – un vortice d’acqua che in passato rappresentava un punto strategico per l’attraversamento. All’esterno delle mura del monastero, infatti, era attivo un passo barca che collegava la sponda sinistra con il Montebellunese, sulla destra del fiume.
La prima testimonianza di questo guado risale al 1106, quando fu istituito un diritto di transito. Il servizio di traghettamento, gestito da famiglie di barcaioli, permetteva il trasporto di merci, persone e animali. L’attività era concessa in locazione dal monastero benedettino di Santa Maria di Vidor, che ne aveva piena giurisdizione e percepiva i dazi sulle merci.
I barcaioli rimasero in servizio fino al 1871, anno di costruzione del primo ponte di legno sul Piave. Durante la Seconda Guerra Mondiale, distrutto il ponte dai nemici, alcuni abitanti si improvvisarono traghettatori per garantire nuovamente il collegamento.
L’Abbazia di Vidor
Le origini dell’Abbazia sono legate alla figura del crociato Giovanni Gravone, nobile feltrino che, di ritorno dalla Terra Santa, portò con sé le reliquie di Santa Bona e fece erigere una cappella in suo onore. Secondo la tradizione, Bona nacque in Egitto, rimase orfana in giovane età e, dopo essere fuggita da un matrimonio combinato, entrò in convento. Desiderando accompagnare un’amica morente in paradiso, morì tre giorni dopo di lei, e fu venerata come santa dalle monache.
Nel 1106, Giovanni Gravone e altri nobili locali donarono ai monaci benedettini di Pomposa il passo barca e diversi possedimenti, favorendo la nascita di un nuovo monastero e la crescita economica del villaggio. Nei secoli successivi l’abbazia estese i propri territori fino al Montello e si occupò della bonifica dei Palù del Quartier del Piave.
Dopo un periodo di decadenza, fu soppressa dalla Repubblica di Venezia nel 1773. Durante la Prima Guerra Mondiale, trovandosi sulla linea del fronte, fu gravemente danneggiata dai bombardamenti. Restaurata nel primo dopoguerra dalla famiglia Erizzo, oggi è di proprietà della famiglia Da Sacco.
Dal punto di vista architettonico, la chiesa conserva l’impianto romanico originario con elementi gotici, un affresco duecentesco di San Cristoforo e, nel chiostro, una Madonna con Bambino attribuita a Dario da Treviso.
Vidor nella Grande Guerra
Nel novembre 1917, dopo la disfatta di Caporetto, le truppe austro-ungariche avanzarono fino al Piave. Il 10 novembre, sul Col Castello di Vidor, alpini, bersaglieri e mitraglieri ricevettero l’ordine di resistere per permettere a militari e civili di attraversare il fiume. Il sacrificio fu altissimo: 15 ufficiali e 300 soldati caddero in battaglia. Tra gli eroi ricordati vi sono il capitano Stefanino Curti di Imola, medaglia d’oro al valor militare, e il maggiore Ippolito Banfi di Torino, medaglia d’argento.
Col Castello
Il Col Castello deve il suo nome a una fortificazione medievale, oggi non più visibile se non in pochi tratti di mura. Sullo stesso sito, nel 1925, fu costruita una chiesa-monumento ai caduti, con ossario, piccolo museo e chiesa superiore dedicata alla Madonna Addolorata.
Santuario della Madonna delle Grazie
Fondato dai frati Servi di Maria tra il 1346 e il 1353, durante la peste nera, il santuario sorse probabilmente su un preesistente luogo di culto mariano. Graziati dalla pestilenza, i frati mantennero viva la devozione alla Vergine, considerata miracolosa dagli abitanti.
L’edificio fu completato tra il 1488 e il 1530 e il convento annesso ospitò i frati per secoli. Oggi il santuario è ancora luogo di celebrazioni e attività spirituali, soprattutto nel periodo estivo.
Le Colline del Prosecco – Patrimonio UNESCO
Le Colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene sono un paesaggio unico, modellato nei secoli dalla viticoltura eroica. I caratteristici ciglioni, stretti terrazzamenti erbosi, formano un mosaico di vigneti, boschi e piccoli borghi, creando un equilibrio perfetto tra natura e lavoro dell’uomo.
Questo metodo di coltivazione, praticato ancora oggi esclusivamente a mano, conferisce al territorio un aspetto geometrico e armonioso, riconosciuto nel 2019 come patrimonio dell’umanità UNESCO.






